CHE FINE HA FATTO IN-PUBLIC?


In pochi di quelli che praticano la fotografia di strada si sono posti la domanda, o almeno non ho sentito vocio di fondo.
E devo dire che la cosa non mi ha sconvolto più di tanto. Forse perché molto raramente troviamo fotografi (o anche estimatori) che approfondiscono quello che succede nel mondo della street photography, non solo guardando la produzione, mostrandosi quindi curiosi.

Niente paura comunque, il collettivo In-Public esiste ancora. Cioè, precisamente diciamo che una parte del collettivo esiste ancora e potete trovarlo sotto il nome di Up Photographers. Qui li trovate anche su Instagram.

Cosa è successo?
Come nella migliore tradizione di tutte le famiglie, la convivenza tra parenti a volte trova dei disaccordi. È successo oramai già da ottobre 2018 (casomai non ve ne foste accorti prima), e l’elemento scatenante è stata la pubblicazione di una “foto del mese” (agosto 2028) che ha trovato un ottimo e valido motivo di confronto.

La fotografia in questione è una sperimentazione (che oramai ha un che di progettuale) realizzata da Blake Andrews, precisamente questa:

Il motivo del confronto (che poi è sfociato nella separazione dei membri del collettivo) è da ricercare in quello che potesse rappresentare il contenuto di questa immagine da un punto di vista narrativo e anche canonico e percettivo.

Effettivamente guardando l’immagine citata rimaniamo in prima battuta colpiti dalla sua estetica. L’utilizzo della funzione panorama dello smartphone in movimento genera questo “malinteso visivo” abbastanza interessante.
Dopo questo rapimento istantaneo ci si chiede se ci possa essere una narrazione di fondo in una tecnica del genere, per poi abbandonare tutte le sovrastrutture e leggere il contenuto per quello che è.

Infatti, se vogliamo, l’argomento fu trattato anche in “l’occhio del fotografo” da John Szarkowski, dove nell’introduzione (poi approfondito nel testo) fa notare che:

“Nell’epoca delle pellicole e degli obiettivi che richiedevano tempi molto lunghi, le fotografie descrivevano un segmento temporale di parecchi secondi e anche più. Se il soggetto si muoveva, ne risultavano immagini che non si erano mai viste prima: cani con due teste e ciuffi di code, volti privi di lineamenti, uomini trasparenti, che diffondevano la propria sostanza diluendola su una parte della superficie della lastra.
Il fatto che simili immagini fossero considerate (nel migliore dei casi) un parziale fallimento è meno interessante del fatto che fossero prodotte in grande quantità: erano ben note a tutti i fotografi, e a tutti i clienti c he si erano messi in posa con bambini irrequieti per il ritratto di famiglia.”  [NdR]

Il vecchio sito di In-Public rimane online con un messaggio di apertura che comunica quanto sopra detto.
Una piccola informazione che comunque già sapete (spero). In-Public è uno dei primi collettivi al mondo che ha una produzione ed autori solo ed esclusivamente basati sulla street photography. Nascono nel 2000.

Un archivio indubbiamente incredibile di contenuti e autori di tutto rispetto che stanno facendo la storia di questo genere e quindi da cui attingere ispirazione, conoscenza e tanto altro ancora. Seguite il vecchio archivio lasciato online, seguite il nuovo gruppo ai link che vi ho dato.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate della fotografia di Blake Andrews e della sua ricerca progettuale.
Scrivete la vostra nei commenti.

2 pensieri su “CHE FINE HA FATTO IN-PUBLIC?

    1. Di fatto quello a cui si riferiva John Szarkowski è tutto ciò che fu creato nel periodo che va dai primi 40anni di vita della fotografia in poi.
      Sicuramente la percezione del mondo è strettamente personale, ma non prescinde da una certezza di fondo: se guardiamo una persona con due braccia e due gambe, vedremo tutti la stessa cosa.

      La questione comunque non è stata affrontata facendo rumore. Infatti della notizia se ne sono accorti in pochi.

      Grazie per l’intervento.

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