MASTER OF PHOTOGRAPHY 3


Visto che mi è stato chiesto più volte (anche in privato), faccio un post così riesco forse ad esprimermi meglio.
Partendo dal presupposto che personalmente MoF a me non è mai dispiaciuto, bisogna entrare nell’ordine di idee che rimane un format televisivo, quindi le aspettative devono essere orientate su questo fondamentale concetto.

Detto questo, considerando che il primo anno era la novità, il secondo anno era di assestamento e taratura, mi sarei aspettato al terzo anno qualcosa che lo rendesse efficace.
Su un pezzo di ANSA dei giorni scorsi, dove veniva presentato la nuova stagione, si è letto che “Quest’anno il rapporto tra i giurati e i concorrenti è più stretto – ha raccontato Roberto Pisoni, direttore di Sky Arte – e questo ha portato una ventata di freschezza al programma”. [N.d.R.]
Spero venga fuori nelle prossime puntate tutto questo. Ed è probabile anche che accada.

Non ho visto nulla che andasse a saziare delle aspettative.
Come i partecipanti trattano e sviluppano le prove credo sia abbastanza centrato. È la parte principale del format e lo ricopre perfettamente.
Quello che manca nella fotografia oggi non è l’esecuzione, ma l’editing e la scelta da parte del fruitore.
Capire perché l’autore edita in un certo modo, ma soprattutto cosa ha scaturito la scelta da parte dei giurati.
Ecco questo è carente, anzi, manca proprio.
Il momento di confronto tra i giurati dovrebbe suscitare interesse creare il vero legame con il pubblico.

Deve venire fuori prepotentemente il perché la scelta della fotografia segnalata (o che ne determina l’esclusione) non coincide con quella scelta dal pubblico. Si crea una trinagolazione tra autore, giurato e pubblico, che manca.
Oggi la fotografia più che mai (come dico sempre) è un linguaggio e tecnicamente gli strumenti ti permettono di arrivare a risultati ineccepibili anche senza una conoscenza tecnica.
La differenza la fanno l’idea e la scelta.

Il livello dei concorrenti non è basso, anzi, ci sono dei fotografi che possono anche aspirare ad essere considerati autori. O quanto meno lo stanno diventando e questa esperienza sarà di sicuro formativa (a telecamere spente).

Per quanto riguarda poi lo spirito puramente commerciale, mi sarei aspettato che i toni riferiti alle attrezzature cambiassero e/o in qualche modo calassero.
Non c’è bisogno di spiattellare sul video ogni due secondi di che attrezzatura si tratta e cosa sta utilizzando il concorrente.
Specialmente se il brand in questione fa parte di quella rosa d’elite di attrezzature che non ha bisogno di arrivare a questo livello di comunicazione per proclamarsi, vista la storia alle spalle. O forse si?

Continuerò comunque a guardarlo. Nonostante tutto non mi dispiace vedere che una volta alla settimana si parli di fotografia (nel bene o nel male).